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N.B. Ricordiamo a tutti di mandarci le foto per il “concorso selfie” delle vostre giornate della carità e della solidarietà.

 

Per info: missiofaenza@gmail.com

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GIUBILEO GIOVANISSIMI

GIUBILEO GIOVANISSIMI
Il 27 febbrario si svolgerà  Faenza il Giubileo dei Giovanissimi per i ragazzi di I e II sup. durante il quale i ragazzi di II riceveranno il ‘segno della Croce’.

E’ opportuna una preparazione a questa giornata. la preparazione sarebbe da svolgere nelle proprie parrocchie consiste in :

– UNA GIORNATA DELLA CARITA’: i ragazzi accompagnati dagli educatori sono invitati ad un’opera di carità presso le realtà presenti in parrocchia: caritas parrocchiale, casa di riposo per anziani, serata handy..ecc

– UNA GIORNATA DELLA SOLIDARIETA’: i ragazzi sono invitati a fare un’attività con cui raccogliere fondi (cena, vendita, piccoli lavori ecc.) che saranno portati alla festa e destinati ai detenuti indigenti del carcere di Bologna.

– UNA GIORNATA DEL PERDONO: i ragazzi sono invitati ad una liturgia penitenziale e di riconciliazione (sempre in parrocchia)

Il pomeriggio del 27 avrà come tema di fondo le sette opere di Misericordia Corporali.

Per info: missiofaenza@gmail.com

Missione in Tanzania

Dopo quasi sette mesi di preparazione con il gruppo mese ,organizzato dal Centro Missionario Diocesano per preparare ragazzi per un’esperienza di missione, s  iamo partiti per un mese in Africa, in particolare nello stato della Tanzania. Precisamente siamo partiti il giorno 7 agosto . Non era la prima volta che prendevo l’aereo, ma era la prima volta che andavo oltre l’Europa e affrontavo un viaggio così lungo sia di durata del viaggio sia di permanenza in Tanzania, un mese lontano da casa!
E fino al giorno della partenza le emozioni sono state tante, ma ce ne sono state ancora di più quando siamo arrivati a Mwanza (città della Tanzania). Per due settimane siamo stati in questa citta ospitati dalle missionarie Sheela e Anna. Abbiamo dato una mano nei lavori dello studentato costruito dall’AMI e inaugurato a fine settembre. Infatti c’erano le ultime cose da ultimare: pulire gli ambienti e catalogare/etichettare tutte le cose che dovevano poi andare dentro la struttura. Sempre qui a Mwanza abbiamo fatto visita a diversi centri accoglienza: un centro che accoglieva bambini di strada (Upendo Daima), un centro che accoglieva ragazzi disabili (Tunaweza) e un centro di promozione della donna.
Centri bellissimi per aiutare chi è un po’ più in difficoltà di noi. Il centro dei bambini di strada mi ha colpito per l’accoglienza e per i sorrisi che ci facevano quando andavamo a trovarli, erano tutte le volte fatti con la medesima intensità, non erano mai stanchi di vederci. E poi mi ha colpito per la loro semplicità e per quanto in essa fossero felici. Avevano giochi bellissimi costruiti da loro, come per esempio macchinine fatte con delle bottigliette di plastica e stuzzicadenti.
Il centro dei ragazzi di Tunaweza mi ha colpito per la bellissima scommessa che si è fatta nei confronti di questi ragazzi: voler dimostrare alle loro famiglie e alla società intera che non sono persone da nascondere perché hanno qualche problemino fisico o mentale, ma anzi sono da innalzare per le loro doti che sono speciali. Abbiamo visto dei lavori fatti da loro che nemmeno io so fare oppure li abbiamo aiutati a fare la carta riciclata o biglietti di auguri, ma erano loro che insegnavano a noi.
Mentre il centro di promozione della donna mi ha fatto capire quanto le donne in quella società siano tenute un gradino più basso, mentre sono loro che la maggior parte delle volte lavorano più degli uomini. Ora non voglio generalizzare, perché per esempio il centro di Tunaweza è portato avanti da un signore del posto in modo lodevole, ma purtroppo ci sono diversi casi di donne abbandonate dal marito con una famiglia da portare avanti. Per questo il centro vuole rendere queste donne autonome e capaci di riscattarsi nella loro società e fare capire loro che non è giusto che siano trattate in quel modo. Ed è molto in linea con il pensiero dell’AMI e con il progetto che hanno avviato con lo studentato solo femminile.
Dopo due settimane a Mwanza ci siamo spostate a Bukumbi in un villaggio a un’ora di macchina dalla città. Qui ci hanno ospitate le missionarie Angela, Rosa e Alba impegnate nell’ospedale di Bukumbi per curare i malati di AIDS. Questo villaggio assomigliava un po’ di più alle immagini che mi ero fatta prima di partire per l’Africa, anche se in realtà molte cose erano diverse. Qui abbiamo sperimentato quanto sia prezioso il dono dell’acqua, mancando spesso. Già se ci lavavamo con catino e brocca ci andava di lusso. Accadeva spesso anche di rimanere senza luce qui come a Mwanza; insomma siamo stati un po’ messi alla prova.
La nostra quotidianità qui era molto scandita: le mattine di questa settimana eravamo impegnati nell’ospedale a imbiancare due stanze dell’ospedale, mentre i pomeriggi andavamo a fare una specie di cre estivo a bambini di un ex lebbrosario. Qui ho provato qualcosa che mi porterò nel cuore per il resto della vita penso: quanto quei bambini avessero bisogno di affetto, di essere presi per mano, di essere presi in braccio. Si tratta di un ex lebbrosario, ex in quanto non ci sono più casi attivi di lebbra anche se gli anziani portano ancora i segni. E solo per questo è un luogo che DEVE rimanere isolato, perché le persone hanno paura. Le nostre missionarie lo hanno scoperto per caso perché è anche un argomento tabù. Questi bambini sono lasciati senza nessuna guida, a parte una maestra che li segue, ma una maestra per più di cento bambini.
Quando arrivavamo con la jeep ci facevano una festa incredibile correndo incontro alla macchina alzando un polverone con i loro piedini nudi sulla sabbia. Scendevamo e c’era la gara di chi si accaparrava almeno un dito della nostra mano o di chi ci veniva in braccio. C’era una totale fiducia e un bisogno di affetto che, a parte i primi cinque minuti del primo giorno che eravamo un po’ diffidenti poiché erano sporchi e con vestiti stracciati, poi ci siamo lasciati subito andare. Mi sono divertita molto, ma soprattutto emozionata molto, in particolare l’ultimo giorno, quando mi è venuto in braccio un bambino di un anno, che nel giro di due minuti si è addormentato lasciandosi completamente andare. E lì mi sono chiesta chissà da quanto tempo questo bambino non si addormentava sentendo un po’ di calore umano.
In generale in questo mese non è mai mancata la preghiera e la vita comunitaria. Due aspetti molto belli e molto importanti, infatti non so se fossi riuscita a farne a meno. Sono stati fondamentali anche per guardarsi dentro.
Devo ringraziare assolutamente Susan, una ragazza dello studentato che è stato per tutto il periodo con noi: è stata per noi un’interprete, un’amica, una compagna di scherzi, di emozioni, di avventure (quando siamo andati a fare il Safari). È stato un bello scambio interculturale: subito tanto diverse per colore della pelle, per lingua, per abitudini, per cultura, ma poi quanto uguali e quanto complici in molte cose.
Devo ringraziare Debora la nostra accompagnatrice per tutto il viaggio e Don Mirko che ci ha raggiunti a metà dell’esperienza, i miei compagni di viaggio e soprattutto le missionarie che ci hanno accolto benissimo, anche se erano in un periodo un po’ pieno di cose da fare.

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(Valentina Tampieri)

Veglia missionaria

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FOTO DELLA VEGLIA MISSIONARIA DI VENERDI’ 16 OTTOBRE PRESSO LA PARROCCHIA DEL PARADISO.

Missione in Camerun

Tornare da Rita, senza che Rita sia là, fa un certo effetto. Comunque è tornare da Rita, e finchè ci sarà chi Rita amava e chi amava Rita, sarà sempre andare da Rita.
Non c’è e si sente. Ci aveva abituato male Rita. Arrivavi e non dovevi proccuparti di niente. Ti sedevi accanto a lei in macchina e partivi, senza preoccuparti dove andavi, cosa avresti fatto. Non dovevi preoccuparti di quello che avresti mangiato, o dove comprare quella o quell’altra cosa. Ora devi arrangiarti, devi comunicare, devi cercare, devi chiamare, devi aspettare, anche ore e ore in attesa di un passaggio, in attesa di qualcun che si ricordi che ci sei anche tu.
È certamente tutta un’altra cosa, però è affascinante scoprire di quante cose doveva preoccuparsi ogni volta che qualcuno veniva a trovarla, ed è bello mettersi in gioco fino in fondo, dover ogni volta spiegare chi siamo, cosa facciamo e alla fine la stessa domanda tutte le volte a cui segue sempre la solita risposta: “Nessuno verrà a sostiutire Rita”. “Rita ora vive in ciascuno di voi, piccoli Baka!” Rita sta rinascendo in ogni persona che ha scelto di seguire i suoi passi accanto ai suoi amici.
Sarà vero tutto quello che stiamo vedendo? Sono sincere tutte queste intenzioni? Si diventa diffidenti. “L’argent fait pourrir” ci dice maman Chantal. “Fate attenzione i soldi fanno marcire anche le più buone intenzioni”. Maman Chantal: che esempio di mamma, di cristiana. Ogni volta con parole che lasciano il segno e ti danno coraggio, ti fa dire che forse davvero possiamo fare ancora qualcosa. Anche se Rita non è più qui, fra i suoi figli.
Chantal, Dieudonnè, Severin e il padre Andrè, insieme ad altri amici di Rita, e ad alcuni baka, con il sostegno fondamentale delle Piccole Sorelle del Vangelo di Salapoumbè, hanno creato un’associazione, “Rita nyùa-la” “Rita nostra madre”, che vuole continuare una parte delle attività che Rita faceva, sostenuti dall’Italia dall’associazione Pro-Joko, che è stata voluta da Rita ancora qualche anno fa.
Solo ora ci si rende conto di quanto lavorasse Rita per i suoi amici, non bastano tutte queste persone elencate per fare solo una parte di tutto ciò che Rita faceva da sola. Dalla scolarizzazione alla attività sanitaria nei villaggi più abbandonati, dall’assistenza ai carcerati alla gestione dei documenti d’identità nei vari villaggi, al sostegno dei missionari che le erano più vicini. Quante volte questa piccola bianca ce la si ritrovava sdraiata a terra all’ospedale, quando assiteva i pigmei ricoverati.
Già diverse centinaia di km prima di arrivare a Yokadouma, al nome Rita si aprono porte e posti di blocco. Ci dicevano in questi giorni che anche ai funzionari delle varie prefetture, questure, tribunali manca Rita e il suo essere sempre lì a infastidire, a perorare cause, ad arrabbiarsi.
Eppure fino in fondo non è stata capita. La sua scelta di vita estrema, la rendeva esigente anche se non ti chiedeva niente. Il suo stile di vita ti inchiodava alle tue responsabilità di cristiano, senza che dicesse niente, la sua vita parlava, la sua vita urlava il Vangelo e tu ti sentivi davvero poco di fronte a lei. Per questo non è stata capita sempre dalla sua Chiesa, dai suoi fratelli cristiani, dai missionari e dai sacerdoti.
Siamo stati a Yokadouma a ribadire la nostra volontà a continuare a sostenere l’Associazione Rita-Nyuàla, e quando ci hanno visto tornare, per molti di loro è stato motivo di gioia, perchè non ci credevano fino in fondo, che Rita avrebbe continuato a vivere nei suoi progetti.
Ora le attività riavviate sono:
• Costruzione della casa per una decina di bambini Baka a Yokadouma per frequentare la scuola primaria e secondaria e sostegno alla frequenza scolastica dei bambini
• Attivazione di un fondo sanitario per i Baka e sostegno alla formazione da infermiere di un Baka
• Riavvio della scuola prescolare di Parni (dove viveva Rita) con l’impegno dei giovani Baka
• Sostegno legale e logistico (cibo, libertà vigilata) per i carcerati Baka
• Sostegno alle scuole prescolari per i Baka nei villaggi attorno a Yokadouma
• Sostegno alle attività delle Piccole Sorelle del Vangelo di Salapoumbe con cui Rita ha vissuto e condiviso tutta la sua esperienza nell’Est Camerun

Tornare da Rita, senza che Rita sia là, fa un certo effetto, comunque è tornare da Rita. Fino a quando ci sarà chi lei amava sarà sempre andare da Rita.

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